Una volta in autogrill, ad un nostro caro amico prete di ritorno da un pellegrinaggio, si è avvicinato un completo estraneo e gli ha chiesto chi fosse la Madonna….
La sua risposta è iniziata così: “È l’Ausiliatrice”.
A Valdocco, il titolo di Maria Ausiliatrice è di casa, quasi scontato. Eppure, dietro la scelta di Don Bosco non c’è una semplice preferenza personale o il ricordo di una devozione d’infanzia (mamma Margherita, per dire, era legatissima alla Consolata).
C’è stata una vera e propria (lasciatecelo passare) svolta strategica, teologica e profetica.
Capire il perché Don Bosco abbia scelto proprio l’Ausiliatrice significa scendere nei segreti del suo cuore, ma anche capire come la Famiglia Salesiana sia riuscita a conquistare milioni di cuori in tutto il mondo.
1. Il contesto: la Chiesa sotto assedio
Facciamo un salto indietro nel tempo. Siamo negli anni ’60 dell’Ottocento. L’Italia è in pieno Risorgimento, Torino è un laboratorio politico incandescente e i rapporti tra lo Stato nascente e la Chiesa cattolica sono ai minimi storici. Leggi di esproprio, conventi chiusi, vescovi in esilio. Il Papa, Pio IX, si sente assediato.
In questo clima di scontro totale, Don Bosco non cerca una devozione “consolatoria” o intimista. Ha bisogno di una teologia della storia incarnata.
Fino al 1862, Don Bosco promuoveva tra i suoi ragazzi soprattutto il culto dell’Immacolata (legato al dogma proclamato nel 1854 e all’inizio dell’oratorio con la famosa Ave Maria di Bartolomeo Garelli). Ma proprio nel 1862 confida a don Cagliero:
«La Vergine vuole che la onoriamo sotto il titolo di Maria Ausiliatrice: i tempi corrono così tristi che abbiamo bisogno che la Vergine Santissima ci aiuti a conservare e difendere la fede cristiana».
L’Ausiliatrice (Auxilium Christianorum) storicamente è il titolo delle grandi vittorie comunitarie e della difesa della Chiesa nei momenti di crisi profonda (pensa a Lepanto nel 1571 o alla liberazione di Vienna nel 1683).
Don Bosco intuisce che la nuova “battaglia” non si gioca più sui campi di battaglia con i cannoni, ma nelle periferie urbane, tra i giovani operai a rischio di perdere la fede e la dignità. L’Ausiliatrice così non diventa solo la protettrice dei regni cristiani, ma soprattutto dei ragazzi poveri e della Chiesa ferita.

2. “Non sono io, è Lei”
Dal punto di vista teologico, Don Bosco compie un’operazione impeccabile che evita qualsiasi forma di egocentrismo spirituale. Quando i medici, i politici e la gente comune gridavano al miracolo vedendo ciò che accadeva a Valdocco, lui si schermiva sempre con una frase diventata celebre:
«Non ho fatto niente da me. È Maria Ausiliatrice che ha fatto tutto».
Non era falsa modestia, semplicemente Don Bosco si percepiva come lo strumento di un progetto più grande, nato dal famoso Sogno dei 9 anni («Ti darò la Maestra»)*.
Costruire la Basilica di Valdocco senza un soldo in tasca, mattone dopo mattone, pagato grazie ai “grazie” stampati, è stata la prova tangibile di questa fiducia.
L’Ausiliatrice per Don Bosco è la Padrona di casa, l’Ispiratrice del Sistema Preventivo**, colei che fa funzionare l’ingranaggio dell’oratorio.
Per Don Bosco, fidarsi dell’Ausiliatrice non significava incrociare le braccia in attesa del miracolo, ma lavorare come se tutto dipendesse da noi, sapendo che tutto dipende da Dio. È la Madonna dalle maniche rimboccate, che si prende cura dei dettagli concreti della vita dei ragazzi: il lavoro, la salute, l’allegria, il futuro.
Se oggi il carisma salesiano è vivo in più di 130 nazioni, non è per una strategia aziendale. È perché quel prete di Torino, quando tutti gli dicevano che era un pazzo visionario, si è girato verso di Lei e le ha affidato le chiavi di tutto. E Lei, puntualmente, non si è mai tirata indietro.
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*Si tratta del sogno che don Bosco ebbe a 9 anni. Nel sogno, il piccolo Giovannino Bosco vede dei ragazzi di strada che litigano e bestemmiano e, mentre cerca di fermarli con le maniere forti, intervengono Gesù e la Vergine Maria. I due lo esortano a conquistare quei giovani non con i pugni, ma attraverso la mansuetudine e l’amorevolezza. Subito dopo, le bestie feroci presenti nel cortile si trasformano miracolosamente in agnelli mansueti. Maria gli affida così la sua missione di educatore, promettendogli che a tempo debito avrebbe compreso tutto.
**Il Sistema Preventivo è il cuore pulsante di tutta la pedagogia e della spiritualità di Don Bosco. Non è solo un metodo educativo, ma una vera e propria filosofia di vita che ha rivoluzionato il modo di stare con i giovani.
Per capire la novità, basta confrontarlo con il metodo opposto dell’epoca (il sistema repressivo), che consisteva nel far conoscere le regole e poi punire severamente chi le violava. Don Bosco ribalta questa logica: l’obiettivo è prevenire l’errore, mettendo i giovani nelle condizioni di non sbagliare, scoprendo le loro potenzialità prima che cadano nelle ferite della vita.





