Ci sono momenti nella vita in cui le difficoltà sembrano superare ogni nostra forza. Problemi familiari, preoccupazioni per la salute, nodi lavorativi che sembrano aggrovigliarsi sempre di più, fino a toglierci il respiro. In questi momenti di buio profondo, da secoli, milioni di persone in tutto il mondo si rivolgono a una donna minuta, vissuta tra il ‘300 e il ‘400 tra le montagne dell’Umbria: Santa Rita da Cascia, affettuosamente chiamata “la Santa dei casi impossibili”.
Oggi vogliamo condividere con voi la preghiera tradizionale a lei dedicata, per poi scoprire la storia straordinaria che si nasconde dietro questo titolo così potente.
La Preghiera a Santa Rita per le cause disperate
Se stai attraversando un momento di forte afflizione, recita questa preghiera con fiducia, lasciando uno spazio al silenzio del tuo cuore:
O cara Santa Rita,
nostra Patrona anche nei casi impossibili e Avvocata nei casi disperati,
fate che Dio mi liberi dalla mia presente afflizione (esprimere la grazia che si desidera),
e allontani l’ansietà, che preme così forte sopra il mio cuore.Per l’angoscia, che voi sperimentaste in tante simili occasioni,
abbiate compassione della mia persona a voi devota,
che confidentemente domanda il vostro intervento
presso il Divino Cuore del nostro Gesù Crocifisso.O cara Santa Rita,
guidate le mie intenzioni in queste mie umili preghiere e ferventi desideri.Emendando la mia pastata vita peccatrice
e ottenendo il perdono di tutti i miei peccati,
ho la dolce speranza di godere un giorno Dio in paradiso
insieme con voi per tutta l’eternità. Così sia.Santa Rita, Patrona dei casi disperati, pregate per noi.
Santa Rita, Avvocata dei casi impossibili, intercedete per noi.(Recitare 3 Padre Nostro, 3 Ave Maria, 3 Gloria)

Perché Santa Rita è la patrona dei “Casi Impossibili”?
A differenza di quanto si possa pensare, Santa Rita non ha ricevuto questo titolo per via di miracoli astratti o spettacolari compiuti in vita, ma perché la sua stessa esistenza è stata un susseguirsi di situazioni “impossibili” che lei è riuscita a superare unicamente con la forza della fede, del perdono e dell’amore.
Rita ha vissuto tre vite in una: è stata sposa, madre, e infine monaca. E in ognuna di queste tappe ha affrontato l’impensabile.
1. Un matrimonio “impossibile” e la piaga della violenza
Nata a Roccaporena (Perugia), Rita desiderava farsi monaca, ma per obbedire ai genitori accettò di sposare Paolo di Ferdinando di Mancino. L’uomo era focoso, violento e legato alle sanguinose faide tra fazioni politiche dell’epoca. Per ben 18 anni, Rita rispose alle violenze del marito con una pazienza eroica, con la preghiera e con una dolcezza disarmante, riuscendo alla fine nell’impresa “impossibile” di convertirlo e pacificarlo.
2. Il dramma dei figli e il coraggio del perdono
La tragedia bussò alla sua porta quando il marito venne brutalmente assassinato in un’imboscata. I loro due figli maschi, crescendo, giurarono di vendicare il sangue del padre, come imponeva la spietata legge della faida dell’epoca. Rita, vedendo che ogni tentativo umano era inutile, fece una preghiera sovrumana e straziante: chiese a Dio di prendersi le loro anime piuttosto che vederli diventare degli assassini. Poco dopo, entrambi i ragazzi si ammalarono e morirono, ma non prima di aver perdonato gli assassini del padre grazie al cammino fatto con la madre. Rita era rimasta sola, ma aveva salvato le loro anime.
3. L’ingresso in monastero oltre ogni ostacolo
Rimasta sola, Rita bussò alla porta del Monastero di Santa Maria Maddalena a Cascia. La superiora, però, la rifiutò per tre volte: la presenza della vedova di un uomo assassinato avrebbe potuto portare le violente faide cittadine dentro le mura del convento. La tradizione racconta che una notte, i suoi tre santi protettori (San Giovanni Battista, Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino) la presero in volo e la introdussero miracolosamente all’interno del monastero, a porte chiuse. Davanti a quel segno divino, le monache non poterono fare altro che accoglierla.

I simboli di una vita straordinaria
Quando guardiamo un’immagine di Santa Rita, ci sono due simboli che colpiscono subito l’occhio e che raccontano la sua capacità di farsi carico del dolore:
- La Spina sulla fronte: Negli ultimi 15 anni della sua vita, mentre era in profonda preghiera davanti al Crocifisso, Rita ricevette sulla fronte la ferita di una delle spine della corona di Gesù. Una piaga dolorosa e spesso dall’odore sgradevole, che la costrinse all’isolamento, condividendo misticamente la sofferenza di Cristo.
- La Rosa e i Fichi: Ormai anziana, malata e costretta a letto nel gelido inverno di Cascia, Rita chiese a una cugina venuta a trovarla di portarle una rosa e due fichi dal giardino della sua vecchia casa a Roccaporena. Nonostante la neve alta, la cugina andò e, incredibilmente, trovò una rosa splendida sbocciata e i fichi maturi sui rami.
Una speranza per l’oggi
Rileggere la vita di Santa Rita ci ricorda che nulla è mai perduto del tutto. Se la sua preghiera è così amata, è perché Rita non è una santa lontana: ha camminato sulle strade polverose della nostra stessa quotidianità, ha pianto come moglie, ha sofferto come madre, ha vissuto l’ansia che “preme forte sopra il cuore”.
Affidarsi a lei significa sapere che c’è qualcuno che capisce a fondo la nostra angoscia e che sa come trasformare l’inverno della nostra vita in una fioritura improvvisa, proprio come quella rosa tra la neve.
(Se questa preghiera ti ha portato conforto, salvala sul tuo telefono e condividi l’articolo con qualcuno che sta attraversando un momento difficile. Santa Rita interceda per tutti noi!)





